Le sospensioni
L’enorme diffusione che ha conosciuto 1’uso delle
sospensioni sulla MTB ci porta a discutere alcuni
aspetti teorici non da tutti conosciuti che possono
migliorare 1’efficienza della propria forcella ammortizzata,
ma non saranno trattate qui, sebbene il discorso
sia simile, le caratteristiche delle sospensioni
posteriori.
La forcella ammortizzata permette di assorbire un
urto trasferendo l’impatto dell’ostacolo sulla bicicletta
ad un elemento elastico che dopo la deformazione
tende per definizione a riportarsi nelle condizioni
di partenza. Un elemento elastico si caratterizza
per la costante elastica (forza / variazione di
lunghezza) che usualmente definiamo durezza dell’elemento,
e per la curva di compressione, che può essere
lineare, progressiva, o mista. La costante elastica
dell’elemento ci dice, a parità di forza
applicata per deformare l’elemento, l’entita di
tale deformazione. L’unico metodo per variarla nella
nostra forcella è quello di sostituire parte
o tutto l’elemento elastico. I più diffusi
elementi elastici utilizzati nelle forcelle per
MTB sono l’aria, gli elastomeri e le molle in metallo.
Un’altra caratteristica, ma delle forcelle e non
degli elementi elastici al suo interno, è
il carico di stacco cioè la forza minima
per far lavorare la forcella. Questa caratteristica
dipende dall’entità degli attriti generati
all’interno della forcella dalle boccole, dalle
tenute e dalle guarnizioni varie. In pratica maggiore
è il carico di stacco e meno efficiente sarà
l'efficienza della forcella ad assorbire piccoli
urti. Analizziamo ora pro e contro di ogni elemento.
ARIA: come tutti i gas, è facilmente comprimibile,
"leggera", e presenta una curva di compressione
tipicamente progressiva, che aiuta ad evitare il
fondo corsa soprattutto con escursioni limitate.
Sembrerebbe un elemento ideale, ma presenta due
svantaggi: è molto sensibile alla temperatura
esterna, che varia quindi la durezza della forcella,
e le guarnizioni utilizzate per mantenerla ad alte
pressioni nella forcella creano un’elevata "stiction",
detta anche "carico di stacco", cioè
un grande attrito iniziale che penalizza 1’assorbimento
dei piccoli urti. Nelle forcelle di ultima generazione
tale carico di stacco elevato viene compensato con
molle negative, ovvero molle che tendono a comprimere
la forcella, migliorando così la sensibilità.
ELASTOMERO: introdotto per la prima volta
da Doug Bradbury, progettista della Manitou, ha
dominato per molto tempo come elemento elastico
fino al 1996. Leggero, moderatamente progressivo,
meno sensibile alle variazioni di temperatura dell'aria.
Presenta due unici inconvenienti: frequente disomogeneità
nella produzione, per cui elastomeri anche di una
stessa casa dichiarati di uguale costante elastica,
in realtà hanno durezze differenti, e il
degrado che lo porta velocemente a perdere le proprie
proprietà elastiche (anche se io stesso possiedo
una forcella ad elastomeri e molle, e dopo un’intera
stagione agonistica correndo ogni domenica e un
totale di circa duemila chilometri non ho riscontrato
danni ai miei elatomeri).
MOLLE: trascurate in passato perchè
pesanti, erano presenti solo in forcelle di bassa
gamma, o disponibili come kit prodotti da alcune
case specializzate che poi vendevano a prezzi osceni
(si parla di circa 150.000 lire per una coppia di
molle !). Oggi non se ne può fare a meno,
l’ambiente "pullula" di molle colorate
e costose! Un inversione di tendenza, che ha portato
a prediligere l’assorbimento piuttosto che la leggerezza,
insieme ad un allungamento generale dell’escursione,
le ha introdotte nella maggior parte delle forcelle,
a volte da sole (Marzocchi, Pace, White Brothers,
Amp, Girvin...) , con elastomeri (Rock Shox, Manitou,
Marzocchi...) o con aria (Marzocchi Nitro e la Rock
Shox SID). Sono gli elementi più pesanti,
ma sono praticamente insensibili alle variazioni
di temperatura nelle condizioni di utilizzo della
bici, hanno una curva di compressione lineare (se
hanno filo continuo), sono praticamente indistruttibili
e prive di manutenzione.
In aggiunta all'elemento elastico, alcune forcelle
più sofisticate presentano un dispositivo
che frena il riestendersi dell'elemento elastico,
cioè il ritorno della forcella, costringendo
un fluido (aria od olio) a filtrare in passaggi
forzati. La cartuccia ad olio è il sistema
più diffuso, ma sono presenti anche dispositivi
a bagno d'olio (Marzocchi) e ammortizzatori pneumatici
(RST, Race Factory). La presenza di una cartuccia
idraulica comporta altri due effetti: un aumento
della stiction, cioè del carico di stacco,
derivato dall'attrito generato dalle tenute della
cartuccia, e una variazione della compressione della
forcella dipendente dalla velocità. La resistenza
dell'olio nel passare attraverso la cartuccia varia
infatti con la velocità di compressione per
cui ad urto maggiore corrisponde resistenza maggiore
e un indurimento della forcella: ciò aiuta
in forcelle con curva di compressione poco progressiva
ad ostacolare un facile raggiungimento del fondo
corsa.
Veniamo ora al dunque per giustificare tutte queste
chiacchiere: la conoscenza di ciò che si
trova all’interno della nostra forcella, o meglio
si potrebbe trovare, è fondamentale per tararla
al meglio in funzione del proprio peso e del proprio
stile di guida. Per variare la taratura di una forcella
la maggior parte delle forcelle offre due sistemi:
sostituzione parziale o totale dell'elemento elastico,
precarica dell'elemento, e alcune, in caso di ammortizzatori
per il ritorno, anche variazione della densità
dell'olio o regolazione della velocità di
ritorno tramite un pomello che varia le dimensioni
dei fori di passaggio dell'olio.
Della sostituzione dell'elemento elastico abbiamo
già parlato, veniamo ora alla precarica,
in quanto è uso diffuso giudicarla un'alternativa
al primo sistema. Precaricare un'elemento elastico
significa pre-deformarlo, nel nostro caso pre-comprimerlo
di una certa lunghezza con la forcella a riposo,
in modo che quando inizia la compressione della
forcella, avremo un carico di stacco più
elevato e sfrutteremo una porzione più avanzata
della curva di compressione. In sistemi lineari
la precarica comporta solo 1’aumento del carico
di stacco, che penalizza l’assorbimento dei piccoli
urti ma diminuisce l’effetto "pogo", ovvero
il beccheggiare della forcella in fase di pedalata,
mentre in sistemi progressivi la precarica comporta
un’indurimento di tutta la corsa, in quanto andremo
a sfruttare una parte più avanzata, inclinata
maggiormente verso l’alto, quindi più dura,
della curva di compressione. Un ultimo cenno sulla
taratura: indipendentemente dal sistema ammortizzante
della propria forcella, è un pregiudizio
diffuso che il beccheggio della forcella mentre
si pedala porti ad una dispersione della spinta
delle gambe: niente di più falso !
Come provato scientificamente da ricerche della
Rock Shox (vedere Bici da Montagna di Gennaio 1997,
pag. 74), anche in fase di salita in fuorisella
e' risultata una dispersione massima dell' 1%. Ma
se la forcella lavora a dovere, questa percentuale
viene abbondantemente recuperata e buttata alle
ortiche perchè in discesa e nei tratti tecnici
permette maggiori velocità, rende più
scorrevole e veloce l’avanzamento del mezzo, riduce
l’affaticamento delle braccia del biker e garantisce
un miglior controllo del mezzo.
Insomma, è normale che durante le nostre
uscite in Off-Road la forcella raggiunga nei tratti
più sconessi, o scendendo dei "gradini",
il fondo corsa. Se esistono apposta gli elastomeri
di fondo corsa e le escursioni sono ormai sui 6-7
cm per forcelle da Cross Country, perchè
sfruttare solo una porzione delle capacità
di assorbimento della nostra forcella ? Se poi aborrite
l’effetto pogo, oltre a precaricare la forcella
(ricordo che il carico di stacco si modifica solo
in questo modo perchè dipende solo dall’attrito
generato dalle boccole e dalle guarnizioni, non
dalla natura dell’elemento elastico) potreste imparare
ad impostare una pedalata più rotonda, che,
oltre a minimizzare l’effetto indesiderato, è
anche più redditizia di una pedalata a stantuffo,
e/o ricorrere alle forcelle bloccabili (hanno una
levetta apposita che permette di trasformarle in
forcelle rigide anche mentre si sta pedalando, vedi
Rock Shox, Manitou, Cannondale Headshok).